Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer vitae adipiscing elit. Aenean commodo ligula eget ut, dolor. Aenean massa. Cum sociis pretium qui asem. Nulla consequat massa quis.

Popular Post

Sign up for newsletter
[contact-form-7 404 "Not Found"]

Blog

Carciofo (Cynara Scolymus)

Nome botanico del carciofo, il termine che designa il genere, Cynara, deriverebbe da cinis, cenere, e sarebbe legato alla consuetudine dell’uso della cenere per rendere più fertili i terreni destinati ad ospitare la coltura di questa pianta.

Secondo la mitologia classica Greca, Cynara , era una bella ninfa dai capelli color cenere che avrebbe fatto innamorare nientemeno che il sommo Giove e, sua moglie, Giunone, gelosa e a dir poco irritata dall’ennesima scappatella extraconiugale del marito, l’avrebbe cosi’ trasformata in una pianta di carciofo, spinosa ed inaccessibile.

Anche gli Egizi, conoscevano ed amavano il Carciofo, tanto è vero che la sua immagine appare nei dipinti ritrovati all’interno delle piramidi, secolari Tombe dei Faraoni, e proprio in queste raffigurazioni è evidente che veniva impiegato per curare le malattie epatiche a quel tempo molto diffuse.

In Italia, come in Francia e Spagna, il carciofo è un ortaggio molto diffuso, arriva sul banco dei fruttivendoli verso la metà di novembre e vi rimane fino a tutto marzo e oltre. Quello che gustiamo della pianta alta più o meno un metro con grandi foglie lanceolate è il grande bocciolo con le sue brattee (che chiamiamo erroneamente foglie) ed il tenero ricettacolo (fondo o girello).

Per la forma eretta, l’eleganza della personale fioritura, per il tipico e caratteristico sapore, dall’intrinseca raffinatezza come lo definivano gli antichi romani, il carciofo è giustamente considerato il “Re dell’orto”

Ricco di calcio, ferro, sodio, fosforo e potassio e vitamine A, B1, B2, C, PP, tonico e digestivo, grazie alla cynarina il carciofo provoca un aumento del flusso biliare e della diuresi, svolgendo un’importante funzione coleretica. Epatoprotettore ed epato-stimolante è di grande aiuto nelle diete finalizzate a ridurre il tasso di colesterolo nel sangue, l’incubo di questi nostri tempi sedentari e sazi. Insomma, stimola il fegato, purifica il sangue, fortifica il cuore, dissolve i calcoli e sembra che contribuisca anche a calmare la tosse.

Doti terapeutiche che non erano sfuggite all’occhio attento dell’autorevole medico cinquecentesco Castor Durante da Gualdo (1529 – 1590), che nel suo Il tesoro della sanità, un diffuso breviario del “ mangiar sano” d’età tardo rinascimentale, definisce i carciofi “aperitivi”, ovverosia capaci di ‘aprire’ lo stomaco al cibo, stimolarne la secrezione gastrica, e risultare “grati al gusto ”.Con gli altri ortaggi freschi, occupa un ruolo importante nella dieta mediterranea nella cosiddetta “piramide alimentare”, la cui base è rappresentata proprio da frutta ed ortaggi da consumarsi abbondantemente, mentre sono da ridurre sempre più con l’aumento dell’età, il consumo di patate, pasta, carni, grassi e zuccheri.

In farmacologia, gli estratti di carciofo, sia da foglie che frutti e radici, sono stati utilizzati come medicinali sin dall’antichità. Negli anni ’60 del secolo scorso, è stato individuato uno dei principi attivi che determina nel carciofo il gusto leggermente aspro: la “Cynarina”, sostanza amara contenuta nelle radici e nelle foglie, a cui è riconosciuto il merito di produrre effetti curativi sul fegato, dalle foglie fresche e dal fiore del carciofo, si estraggono elementi con particolari proprietà epatoprotettrici utili per mantenere il giusto tasso di colesterolo nel sangue e per diminuire la ritenzione di acqua e quindi la cellulite.

Oggi per l’azione terapeutica maggiormente conosciuta,  quella epato-protettrice, è comunque utile consumarlo fresco in insalate o condito o cotto, come sulla ricetta che consiglio dopo, ma per ottener i maggiori effetti benefici, fitoterapici e farmacologici è consigliabile assumerlo in varie forme farmaceutiche presenti oggi in commercio:

in opercoli ( capsule gelatinose contenenti estratto puro liquido da deglutire ), tinture madri da bere, in gocce da deglutire con acqua, in foglie secche per la preparazione di tisane o infusi ( si utilizzano le parti tenere delle pianta o fiori o foglie sulle quali viene versata acqua bollente per poi filtrarne dopo 5 minuti il contenuto) o decotti ( le parti tenere o turgide della pianta come semi, radici, corteccia  sono poste in acqua fredda e fatte bollire per 20 minuti, poi dopo aver lasciato 15 minuti a riposo viene filtrato ). ©

Al prossimo appuntamento…………………..

Lattanzi dott. Giulio                                                                                                                   
Farmacista, consulente nutrizionale

Febbraio 4, 2026
Griffonia simplicifolia
Febbraio 12, 2026
Anguria (Citrullus Lanatus)

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *